MARGINAL CARILLON

a cura di Irina Zucca Alessandrelli

DESCRIZIONE

Eugenio Tibaldi presenta un lungo disegno che ruota su una struttura sottostante. Un ramo disegnato di tre metri su cui sono disposti vecchi marchingegni sonori come un grammofono e un giradischi, tra resti di vino e uccelli in disaccordo disturbati dai venti di guerra, diventa un dispositivo marginale che riecheggia micro salvezze a portata di mano per momenti di sospensione e di resilienza.

Marginale è ciò che sta in posizione defilata come una nota a piè di pagina. Marginale è ciò che non ha immediata visibilità, ma da qualche parte esiste. Per l’artista Eugenio Tibaldi lo spazio marginale coincide con il tempo che dedichiamo alle attività in solitudine assumendo modalità diverse di comportamento. La marginalità in questo senso è una forma di difesa e una ricerca di libertà, uno spogliarsi da vesti e modi che ci distinguono davanti agli altri. Marginalità coincide con lo stare con noi stessi nell’intimità sviluppando delle modalità diverse da quelle sociali.  Ognuno di noi muta nello spazio e di conseguenza anche il tempo così vissuto cambia.

Il carillon è un simbolo spazio-temporale di marginalità, da bambini lo apriamo o lo carichiamo nei momenti di stasi per essere portati altrove, per vivere un momento assorti e rapiti dalla musica e dal movimento di una ballerina in uno scrigno o di altri esseri fatati.  Da adulti si aggiunge la nostalgia, ma il carillon resta un meccanismo di piccola fuga, di scenario altro.