Eugenio Tibaldi

Statement

Dal 2000 inizia la mia ricerca che prende vita nell'area periferica a nord di Napoli, provengo da Alba (CN), cittadina di provincia; mi sono trasferito con la motivazione di conoscere e vivere il luogo, a mio avviso, più plastico e mobile d'Italia.

In essa trovo i riflessi di una mutazione silente sia in termini di interpretazione e che reazione alla realtà, una neo cultura in grado di influire e alterare sistemi economico sociali.Le aree periferiche con i loro “non confini”, si prestano ad entrare in relazione con il materiale umano secondo dinamiche "altre" da quelle centrali, dando luogo a soluzioni adattative e di convivenza tra le parti spesso impreviste.

Quindi, le periferie, esprimono una condizione culturale che cambia e influenza il modo di vivere di chi le abita ed innesca vere e proprie dinamiche mentali, che riscrivono le regole dell'estetica e della socialità.

Da 15 anni circa studio la periferia ed in particolare le sue risultanze estetiche. Documento e rilevo i passaggi del rapporto fra legalità, economia ed estetica.

Annoto i segnali culturali, necessari ed indotti da ciò che il potere impone e che l’economia regola, i codici comunicativi che facilitano lo scambio e le alleanze tra questi tessuti nelle aree periferiche.

Nel 2000 ho iniziato a dipingere scorci della periferia, obbligato nel gesto della pittura ad un'attenta osservazione,con una metodo quesi antropologico cercavo di carpire il punto di vista estetico di territorio per me sconosciuto.

Nel 2001 inizio a registrare, fotograficamente, il modo con cui la periferia comunica con i suoi abitanti, affastellamenti di cartelloni pubblicitari, un'analisi della grafica, dei colori e delle affissioni illegali. Agendo con la pittura bianca sulla fotografia stessa a cancellazione del paesaggio per focalizzare l'attenzione sulla "forma architettonica "nel suo insieme.

La mia ricerca estetica si è spostata in seguito, ampliandosi, focalizzando l'attenzione sui flussi economici privati che arbitrariamente cambiano il paesaggio, documento cataste di copertoni, che ridisegnano sky-line, ammassi di rifiuti o baracche utilizzate come attività commerciali.

Negli anni a venire ho analizzato i veicoli che vengono modificati ed adattati per realizzare un attività economica in periferia, studiando tecniche e immagini dei venditori ambulanti, passando poi per gli stili architettonici che vengono riadattati per gestire i tempi dell'abusivismo, fino a giungere a rilevare l'immagine che dal satellite la periferia rilancia, come testimonianza di un cambio culturale e logistico di un territorio. Con le immagini satellitari realizzo delle geografie economiche che sottolineano le scelte commercialiche ne hanno determinato l'estetica.

In seguito mi sono concentrato su quelle strutture che, destinate a durare per pochi mesi, diventano definitive, parte di un paesaggio, come cantieri sotto sequestro, abusi in cemento mai terminati, testimoni immobili di una situazione anomala che proprio per la sua staticità diventa paesaggistica e ci porta a spostare i nostri confini estetici.

Dopo questa prima fase di studio, ho iniziato a teorizzare, cercare di riportare nella mia pratica artistica le regole che determinano le dinamiche periferiche, da li in Collaborazione con Denis Isaia ed i Rasq media collective la creazione , per Manifesta 7, del primo workshop di after design (post progettazione). Seguendo la dinamica e le regole delle case abusive della periferia napoletana, post progettare un elemento fisico. Ora sto lavorando da circa 2 anni alla creazione di un database che permetta la creazione di condomini in post progettazione, strutture che non seguono i canoni di un singolo architetto ma che sono generati da un mix di estetiche intime e singole.

In contemporanea sto progettando interi arredi che raccolgano la testimonianza di una periodo storico e di tutti i suoi sfalsamenti (un bagno di spunto room)

Parallelamente Dal 2004, ho iniziato a delineare gli elementi di un nuovo progetto che mira a dare voce ai parallelismi tra luoghi periferici in diverse città nel mondo. Ciò che ricerco è relativo all'aspetto di crescita sociale alternativa proposto dalle aree suburbane,aree considerate spesso laterali che si trovano ad essere il principale motore e supporto economico di un "centro formale" non in grado di rispondere in modo adeguato alle esigenze contemporanee. La periferia diventa il luogo in cui nuove esigenze e cambiamenti hanno luogo, diventa il perno su cui le logiche economiche centrali possono riorganizzarsi e rinvigorirsi. Gli equilibri si invertono. I poteri si alternano in un continuo gioco dinamico, dove ogni parte rinforza e provoca l'altra.

I viaggi sono la base di questa ricerca, le cose più interessanti su cui ho lavorato riguardano una ricerca fotografica sul Cairo nel 2004/05 ,nel 2006, con l'aiuto di Marjetica Potrc, la realizzazione di un'analisi sul Barrio di Caracas , 2008 In collaborazione con Platform Garanti realizzo un progetto su Istanbul, 2009 una ricerca sui cimiteri di Buenos Aires, sempre 2009 in collaborazione con uqbar Berlino svolgo una ricerca su Bucaret, 2010 in collaborazione con il museo Madre di Napoli ed il Museo Dac di Salonicco una ricerca-confronto fra Napoli e Salonicco

La mia ipotesi di parallelismo periferico nel tempo diventa una logica, una griglia di lettura applicabile e (rilevabile) tangibile.

Il mio lavoro si caratterizza, ad oggi, per due aspetti fondamentali, da un parte per essere fortemente radicato sul territorio campano, ma al tempo stesso mirato al confronto su un piano internazionale, in quanto basato sull'analisi della "area periferica" come la rappresentazione di una condizione, luogo specifico in cui particolari dinamiche possono esplicitarsi.

L'idea è tracciare i legami culturali, trovare le connessioni che non passano per i centri cittadini, ma che si esplicano nei "luoghi periferici" per riuscire a dare una rappresentazione estetica e proporre un'alternativa evolutiva.

Osservare, rilevare i cambiamenti nel momento stesso in cui avvengono, indagare e portare alle luce le immagini, palesare le dinamiche a cui i territori ci sottopongono e tentare di teorizzare canoni da poter riapplicare.

Restituire al "territorio" stesso un immagine complessiva che spesso non conosce, dare una identità alle relazioni, innalzare le dinamiche, apparentemente casuali a vere e proprie costanti.

Dare identità agli "attori", alle loro dinamiche, che con un lento processo di scambio e di interazioni-adattamenti permettono l'emersione di culture promotrici, che guidano pragmaticamente a sempre più complesse istanze di adattamento.

Il desiderio che mi guida è quello di dimensionare la mia contemporaneità attraverso questi luoghi periferici documentarli e studiarli in quanto ,proprio perchè defilati e poco amati, prescelti per i cambi culturali, liberi dal peso della storicizzazione, liberi dal senso civico e di conservazione.

EUGENIO TIBALDI